Archive for the ‘Poesia’ Category

la perenne ‘quest’

Posted: March 4, 2013 in Poesia, Traduzione

ts.eliot

I said to my soul, be still, and wait without hope
For hope would be hope for the wrong thing; wait without love,
For love would be love of the wrong thing; there is yet faith
But the faith and the love and the hope are all in the waiting.
Wait without thought, for you are not ready for thought:
So the darkness shall be the light, and the stillness the dancing.

T.S. Eliot, Four Quartets,   East Coker, III, vv. 23-28

Ho lasciato la mia anima immobile, sospesa senza speranza
Poiché vana sarebbe la speranza ; sospesa senza amore,
Poiché vano sarebbe l’amore ; rimane tuttavia la fede
Ma fede amore e speranza sono sentimenti in  perenne attesa
Attendi anima libera da pensieri, poiché ancora non sei pronta nel ricevere una risposta:

Solo così la tenebra diverrà illuminazione, e l’immobilità del pensiero
si trasformera’ in mente danzante.
Traduzione Patrizia Bertelli

Monologo per Cassandra

Stasera a Teatro ho assistito alla trasposizione del mito in chiave moderna. La storia della profetessa inascoltata, Cassandra, figlia di Priamo. Ottima performance del corpo di danza, intensi i movimenti dei corpi espressione del loro sentire, il pulsare degli atti. E poi lei, Cassandra, chiusa, ferita, inascoltata. Per un attimo mi sono vestita dei suoi colori-non-colori… il nero, il buio, l’oblio.
Il Dono. Dono nel quale Cassandra presagisce un pericolo ma rimane inascoltata. Da lì il lungo sonno. La rinuncia. La profezia. La morte dell’agape.
Il Tempo. Il tempo le darà ragione.

Superlativa l’ interpretazione poetica della Szymborska nel suo Monologo per Cassandra

Sono io, Cassandra
e questa è la mia città sotto le ceneri.
E questi i miei nastri e la verga di profeta.
E questa la mia testa piena di dubbi.

E’ vero, sto trionfando.
I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.
Solamente e profeti inascoltati
godono di simili viste.
Solo quelli partiti con il piede sbagliato,
e tutto poté compiersi tanto in fretta
come se mai fossero esistiti.

Ora rammento con chiarezza:
la gente al vedermi si fermava a metà.
Le risate morivano.
Le mani si scioglievano.
I bambini correvano dalle madri.
Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.
E quella canzoncina sulla foglia verde –
nessuno la finiva in mia presenza.

Li amavo.
Ma dall’alto.
Da sopra la vita.
Dal futuro. Dove è sempre vuoto
e nulla è più facile che vedere la morte.
Mi spiace che la mia voce fosse dura.
Guardatevi dall’alto delle stelle – gridavo –
guardatevi dall’alto delle stelle.
Sentivano e abbassavano gli occhi.

Vivevano nella vita.
Permeati da un grande vento.
Con sorti già decise.

Fin dalla nascita in corpi da commiato.
Ma c’era in loro un’umida speranza.
una fiammella nutrita del proprio luccichio.
Loro sapevano cos’è davvero un istante,
oh, almeno uno, uno qualunque
prima di –

E’ andata come dicevo io.
Solo che non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo il mio ciarpame di profeta.
E questo il mio viso stravolto.
Un viso che non sapeva di poter esser bello.

Wislawa Szymborska

Angelopoulos2

The history of the Balkans may well be confusing,
yet there is something which has risen from the South
What I mean is that there exists a Mediterranean culture.
Greece is the Balkans, but the Mediterranean as well,
and as much (sic) inherits from both of these […]
which the Italians, the Spanish, the French also inherit [. . .]
And in this or that way, whether or not
because our blood mingled with theirs,
it circulates as a cultural memory[ . . .]

Théo Angelopoulos (“Rigas Feraios’ Map” 17)

E’ stato senza dubbio il maggiore e più noto a livello internazionale tra gli autori greci, un regista-poeta in equilibrio tra politica e mito, cultura marxista ed epica. Classe 1935, si laurea in Legge ad Atene per poi trasferirsi a Parigi. Scopo: approfondire gli studi di critica cinematografica. Tornato in patria, in seguito all’avvento della dittatura dei colonnelli si rifugia di nuovo nella capitale francese per fare il cineasta. Nel 1970 esce Ricostruzione di un delitto, thriller metafisico e raggelato che contiene in nuce già tutti gli elementi della sua poetica: la narrazione straniata, una lentezza che si concretizza nel ricorso al piano sequenza (un modo di girare senza stacchi, attraverso lunghe scene che evocano una narrazione non cronologica del tempo, inteso in joyciano fluire); e, ancora, le citazioni teatrali che rimandano all’attualità e alla situazione politica del Paese. In Italia lo consacrano i grandi festival come Venezia e una serie di opere da Il volo (con Marcello Mastroianni) a Lo sguardo di Ulisse (pensato per Gian Maria Volontè, che morì poco prima delle riprese, sostituito da Harvey Keitel), fino a L’eternità e un giorno, protagonista Bruno Ganz, premiato con la Palma d’oro a Cannes nel 1998. L’ultimo lavoro del regista-poeta è La polvere del tempo, presentato alla Berlinale nel 2009. E ne conferma la straordinaria sensibilità visiva e soprattutto l’attenzione del paesaggio, che è quello rurale e aspro della Grecia continentale e isolana. L’Egeo, piccolo ma turbolento, è stato teatro di grandi battaglie navali. Nella finzione dello schermo, ma non sempre nella geografia dei luoghi scelti per girare, il territorio greco è stato spesso evocato. Non solo nel peplum (film in costume ellenico), ma anche nel cinema d’autore. Gli esempi più illustri sono Edipo Re (1967) e Medea (1970) di Pasolini. Senza dimenticare Woody Allen, che in La dea dell’amore (1995) introduce un coro da tragedia e commento dell’azione.
Quando gli chiedevano perché facesse film, Angelopoulos rispondeva citando Borges: Per me, per i miei amici e per ammorbidire il passaggio del tempo.
Circa un anno fa, mentre si dirigeva sulle scene del suo nuovo film (presso il porto del Pireo), il regista-poeta è stato colpito da una moto e ferito a morte.
Ed ancora una volta l’ Egeo diventa il grande protagonista e testimone infinito del suo tempo senza fine, superando, stavolta, quel filo sottile e morbido che, improvvisamente, lo ha catapultato oltre.

Ricordando Georgios Seferis:

Abbiamo superato il mare
che ci porta a un altro mare

Theo Angelopoulos 2009

Theo Angelopoulos 2009 (Photo credit: George Laoutaris)

Francesca-Woodman-006

per troppa vita che ho nel sangue
tremo
nel vasto inverno.

e all’improvviso,
come per una fonte che si scioglie
nella steppa,
una ferita che nel sonno
si riapre,

perdutamente nascono pensieri
nel deserto castello della notte.

creatura di fiaba, per le mute
stanze, dove si struggono le lampade
dimenticate,
lieve trascorre una parola bianca:
si levano colombe sull’altana
come alla vista del mare.

bontà, tu mi ritorni:
si stempera l’inverno nello sgorgo
del mio più puro sangue,
ancora il pianto ha dolcemente nome
perdono.

 

Antonia Pozzi

 

 

stelle

Posted: December 22, 2012 in Fotografia, Poesia

“ho pena delle stelle/che brillano da tanto tempo”
scriveva Pessoa

versi fatali

Posted: December 16, 2012 in Fotografia, Poesia

Stasi nel buio. Poi
L’insostanziale azzurro
Versarsi di vette e distanze.

Sylvia Plath

ph gabrielam


pensiero di dicembre|scritto al volo|senza ali

Quanto li ho amati quei pensieri fatti di carne
quelle parole trasudanti canti
quale entusiasmo!
e se scrivo questi frammenti d’anima
è solo per me e non per altra folla
ignara del mondo intorno e dentro
 
 cuore e neuroni
 diventano amalgama di universo
ma devo pur difendermi
da attacchi e affondi e schiaffi
e spade infuocate sempre pronte
a squarciarmi il  petto
a graffiarmi la gola
|in questi giorni di gelo
incandescenze dei miei imperfetti segni|