monologo per Cassandra

Posted: February 24, 2013 in Mito rivisitato, Poesia, Schegge del pensiero, Teatro

Monologo per Cassandra

Stasera a Teatro ho assistito alla trasposizione del mito in chiave moderna. La storia della profetessa inascoltata, Cassandra, figlia di Priamo. Ottima performance del corpo di danza, intensi i movimenti dei corpi espressione del loro sentire, il pulsare degli atti. E poi lei, Cassandra, chiusa, ferita, inascoltata. Per un attimo mi sono vestita dei suoi colori-non-colori… il nero, il buio, l’oblio.
Il Dono. Dono nel quale Cassandra presagisce un pericolo ma rimane inascoltata. Da lì il lungo sonno. La rinuncia. La profezia. La morte dell’agape.
Il Tempo. Il tempo le darà ragione.

Superlativa l’ interpretazione poetica della Szymborska nel suo Monologo per Cassandra

Sono io, Cassandra
e questa è la mia città sotto le ceneri.
E questi i miei nastri e la verga di profeta.
E questa la mia testa piena di dubbi.

E’ vero, sto trionfando.
I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.
Solamente e profeti inascoltati
godono di simili viste.
Solo quelli partiti con il piede sbagliato,
e tutto poté compiersi tanto in fretta
come se mai fossero esistiti.

Ora rammento con chiarezza:
la gente al vedermi si fermava a metà.
Le risate morivano.
Le mani si scioglievano.
I bambini correvano dalle madri.
Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.
E quella canzoncina sulla foglia verde –
nessuno la finiva in mia presenza.

Li amavo.
Ma dall’alto.
Da sopra la vita.
Dal futuro. Dove è sempre vuoto
e nulla è più facile che vedere la morte.
Mi spiace che la mia voce fosse dura.
Guardatevi dall’alto delle stelle – gridavo –
guardatevi dall’alto delle stelle.
Sentivano e abbassavano gli occhi.

Vivevano nella vita.
Permeati da un grande vento.
Con sorti già decise.

Fin dalla nascita in corpi da commiato.
Ma c’era in loro un’umida speranza.
una fiammella nutrita del proprio luccichio.
Loro sapevano cos’è davvero un istante,
oh, almeno uno, uno qualunque
prima di –

E’ andata come dicevo io.
Solo che non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo il mio ciarpame di profeta.
E questo il mio viso stravolto.
Un viso che non sapeva di poter esser bello.

Wislawa Szymborska

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