scuola di scrittura Omero: Paolo Bartalini, La classifica

Posted: September 4, 2012 in Prosa

Propongo qui un bel racconto, incisivo e puntuale, frutto della full immersion estiva 2012 di Omero, scritto dall’ amico e conterraneo Paolo Bartalini – validissimo scienziato, poeta, ex-studente della Scuola Normale Superiore di Pisa – …a dimostrazione di quanto sia sottile il filo che divide il sapere scientifico da quello umanistico.

Anche se tanta gente fa finta di niente, la cosa più importante della vita è sicuramente la classifica. Non la mettono quasi mai in prima pagina ma io c’ho il dito allenato e tac, la GAZZETTA e il TIRRENO s’aprono sempre al punto giusto. SERIE A, so già la risposta eppure ci passo ore ad ammirarla: al primo posto sempre la grandissima Juventus! Qualcuno dice che si comprano le partite ma, se anche fosse, io proprio non capisco cosa ci sia di male. Se c’ha i soldi uno li mette dove vuole, l’importante è vincere o meglio non perdere posizioni in classifica, che se cominci a scendere non sai più dove ti puoi ritrovare, un giorno. Per questo ci guardo anche alle altre classifiche: la SERIE B, una volta c’hanno schiaffato pure la grandissima Juventus in SERIE B, ma non era giusto e infatti l’hanno ripescata subito con trenta punti di penalizzazione, c’ha messo un po’ a risalire e ora eccola di nuovo lì al vertice della classifica, e questo c’insegna a tutti qualcosa. Comunque m’interessano TUTTE le classifiche. Mi guardo pure la SERIE C e i dilettanti, la prima categoria, la seconda, dove non a caso stanno tutte le squadre sfigate della zona, anche loro ordinate per punteggio. Se ti trovi nelle ultime posizioni non ti devi scoraggiare, un giorno gli ultimi saranno i primi, si dice, se fossi nel presidente del Filettole io m’accontenterei pure della seconda posizione, dietro la grandissima Juventus, ma chissà, nessuno gli impedisce di sognare.

Anche nel mio cortile teniamo una classifica, per riportarla qui precisa – precisa dovrei avere sotto mano il quadernone arancione fosforescente, ma visto che non ce ne sono altre copie di quel quadernone è meglio non fargli rischiare il viaggio. Tenere la classifica del cortile è stata un’idea del grandissimo Alvaro, che nell’operazione c’ha pure messo su il quadernone arancione fosforescente.

All’inizio Alvaro esordisce come primo in classifica, “Capo di stato maggiore” dice lui, per forza, è lui che la decide la classifica, un po’ come la grandissima Juventus dico io, ma lui s’arrabbia di brutto perché – al contrario di me – non è Juventino. Se fosse per Alvaro sarei quasi sempre nelle ultime posizioni, lo fa per stimolo, dice. Pazienza. L’importante è non esser retrocesso nella serie B delle BAMBINE o – peggio – stare dietro a Zufo, che sarà pure un gigante ma è parecchio ritardato e manco riesce a mettere in fila due parole.

Comunque, a parte le opinioni diverse sulle posizioni di rincalzo, io e il grandissimo Alvaro ci troviamo quasi sempre d’accordo. Quando si fa la partitella in cortile viene fuori che è sempre lui il migliore marcatore, magari in fuori-gioco, ma chi la mette in discussione la parola di Alvaro? Alla fine conta solo il risultato, e poi va detto che rispetto ai bambini che gli stanno dietro in classifica, Alvaro è il più grande anche come età. Questo conta sicuramente qualcosa, credo. Rispetto al sottoscritto ci corrono dodici mesi giusti – giusti, il 25 d’agosto il compleanno si festeggia tutti insieme al cortile. Si dice: <<il 25 d’agosto è il compleanno di Alvaro, il grandissimo>> ma ecco, ci tengo a dirlo, il 25 d’agosto è anche il mio compleanno. L’importanza della nostra classifica si capisce meglio se riporto qui di seguito qualche pagina dal mio diario di questi ultimi giorni d’estate, a parte “merda” non ci sono altre parolacce quindi dovrebbe andare bene.

25 AGOSTO. È il compleanno del grandissimo Alvaro, e anche il mio compleanno. La mamma di quel ritardato di Zufo ha organizzato il BRANC, o come cacchio si scrive, che saranno pure terroni loro ma sanno bene come si deve stare al mondo, dice Alvaro. Salto la colazione, come mi dice di fare Alvaro, ci sono le fette imburrate di sotto e di sopra che a prenderle in mano non è tanto facile, e c’è pure l’arrosto con le patate, il checciap e la maionese e anche le ciambellette fritte zuccherate. Alle undici del mattino siamo già al CIS CHEIC, o come cacchio si scrive: <<undici come le candeline e gli anni di Alvaro,>> dice qualcuno. Bisogna dire che tutto sommato d’agosto a mangiare per il fresco si sta bene, che l’anno scorso ci siamo quasi fritti il cervello sotto il sole. Comunque mi pare che in tanti non abbiano rispettato le regole del grandissimo Alvaro, son venuti lì che la colazione a casa l’avevano fatta eccome, e alla fine è restata sul tavolo un sacco di roba. Secondo me meritano un bel punteggio negativo. Il regalo, va detto, era meglio la ruspa gialla dell’anno scorso, che quando fai la colletta tutti tranne me e Alvaro devono pagare due quote e questo alle volte può scomodare, credo, e alla fine magari ce ne viene fuori solo uno di regali belli come il pallone di cuoio che è toccato ad Alvaro, mentre a me è toccato questo fischietto d’acciaio che per fischiare fischia che ti sfonda il cervello ma a parte sfondare il cervello non si capisce bene cos’altro ci si dovrebbe fare. Dopo pranzo, o insomma, dopo BRANC, tutti vogliono giocare a pallone, ma Alvaro dice di no, che non ha tempo per queste stronzate, ha le gote rosse che sembrano peperoni e secondo me non si sente tanto bene, magari gl’ha fatto male qualcosa, succede. Oppure è incavolato e vuole aggiornare la classifica di quegli stupidi che non si sanno trattenere e che se gli dici di non fare colazione loro la fanno lo stesso e mandano tutto a puttane.

Comunque alla fine si gioca, nessuno mi sceglie e quindi mi tocca di fare l’arbitro, per l’appunto c’ho già il fischietto in tasca. Va detto che non è una bellissima partita, sono tutti mosci come capre, anche Alvaro s’è rivisto di meglio, che a lui un golletto gli scappa sempre, invece questa volta non gli scappa. Succede, anche alla grandissima Juventus. Allora che faccio? Gli fischio un rigore a favore anche se il fallo è quasi a centro campo! Fin troppo facile. Il sole non picchia neanche troppo forte ma Alvaro dice che la partita è finita, se ne vuole andare subito via col suo pallone. Io insisto: <<ci sarebbe da battere il rigore.>> Scoppia una rissa, m’arriva pure una zampata. Espulsi quelli dell’altra squadra, espulsi tutti, il grandissimo Alvaro gl’affibbierà una bella penalizzazione in classifica, ma intanto deve tirare il rigore. S’alza un coro: <<Alvaro, Alvaro, Alvaro, Alvaro, etc.>> Alvaro sembra esitare, o meglio si piega sulle gambe nello sforzo della concentrazione. Tirerà un rigore col botto, penso, invece no, purtroppo. Siamo tutti attorno a lui a fare il tifo ma parte fuori una lumaca che la palla manco arriva al portiere, il botto piuttosto si sente subito dopo e anche un odore strano, un odore come di… merda, ecco, e io voglio far ripetere il rigore ma a quel punto Alvaro gli tremano le sopracciglia. Anzi, Alvaro trema tutto da capo a piedi, come cacchio fa ad avere freddo con questo sole? Non è mica normale! Corre via, non riprende neanche il pallone, si sente sbattere la porta che i suoi nonni lasciano sempre aperta. Poi sciacquoni, da sotto la finestra la voce del grandissimo Alvaro sembra il verso d’un cinghiale sgozzato. Restiamo lì intontiti, ci cerchiamo con gli sguardi, si sente solo Zufo che ridacchia, come sempre, che c’avrà sempre da ridere quel cretino? Forse è perché gl’hanno messo il nome di un cane. Poi Alvaro esce di nuovo di casa: è pallido, viene giusto a recuperare il pallone, io gli chiedo della classifica ma lui invece di rispondere mi tira una pallonata fortissima sul naso, che c’ho ancora dolore, e mi prendo pure uno sputo. Pazienza. Glielo richiederò domani della classifica.

26 AGOSTO. Alvaro non si vede in cortile, sarà mica davvero malato? Magari domani vado a chiedere. Intanto oggi sono preoccupato, per Alvaro e per la classifica, che il quadernone arancione fosforescente se lo tiene lui e con tutte le cose che sono successe non mi dispiacerebbe darci un’occhiata, comunque oggi non mi va di fare un bel niente, che se tanto non puoi salire in classifica non si vede perché ti devi fare il mazzo, mi pare. Alvaro è il faro, Alvaro è il faro, Alvaro è il faro, Alvaro è il faro, Alvaro è il faro, Alvaro è il faro, Alvaro è il faro, Alvaro è il faro, anche se è un po’ malato Alvaro resta sempre il faro, credo.

27 AGOSTO. Mi apre il nonno di Alvaro. Gli chiedo se va tutto bene e se per favore mi può riferire la mia posizione in classifica. Sbuffa. Aspetto giù mentre sale a chiedere. Sento ancora quella voce di cinghiale sgozzato che dice: <<ULTIMO.>> e anche offese vere e proprie, ma “ULTIMO” lo capisco bene. Cavolo, Alvaro deve stare proprio male per mettermi dietro a Zufo. Quello non è neanche capace a mettere in fila due parole.

28 AGOSTO. Sono tornato da Alvaro, ho chiesto di dare un’occhiata al quadernone arancione fosforescente, niente da fare, non risponde. Sono preoccupato.

29 AGOSTO. Senza il grandissimo Alvaro qui in cortile non succede più niente e – peggio – non si può neanche sapere la classifica. Tanto vale uscire fuori dal cortile, mi faccio un paio di partite al flipper del barrino poi passo dal cantiere che sta vicino all’argine del fiume e chi ti vedo? Uno uguale spiccicato ad Alvaro ma non può essere Alvaro perché tutti lo prendono in giro, gli urlano che puzza di merda, per la precisione, a un certo punto cominciano a fare a zollate di terra e Alvaro – ma non è Alvaro – subisce di brutto, si tiene la mano sull’occhio destro, io mi tengo lontano che nelle sassaiole ci puoi anche rimanere morto ammazzato, si dice, anche se io non conosco nessuno che ci sia morto davvero.

30 AGOSTO. È tornato! Mi sembra incredibile! Sono stra-felice! Il grandissimo Alvaro esce con una toppa nera sull’occhio, un vero pirata. Che forte! Risale al 25 Agosto. Il tappo di sughero dello spumante analcolico, dice, gl’ha fatto l’occhio nero a effetto ritardato. Per celebrare il grande ritorno Alvaro propone la mitica escursione al fiume, o meglio al molo, il suo posto preferito che è anche il mio posto preferito. Mezz’ora abbondante anche con le biciclette, ma si può fare, anche se ci tiriamo dietro quel cretino di Zufo, del resto siamo solo in tre ma – guarda caso – anche i primi tre della classifica attuale, dice Alvaro, che chissà come hanno fatto tutti gli altri a finire dietro a quel ritardato di Zufo, se ne saranno restati in casa dalla vergogna. Per non lasciare indietro Zufo rinuncio anch’io alla bicicletta, che poi con tutta quella strada sull’argine è pure pericoloso, metti male una ruota e finisci in mezzo all’ortica. Partiamo con la seguente configurazione triangolare: Alvaro in bicicletta (pedalata lenta ma neanche tanto), io e Zufo di dietro, a piedi. Nel viaggio io e Alvaro si canta a squarcia-gola “Branca, Branca, Branca, Leon, Leon, Leon, etc. etc. etc.) mentre Zufo ride ininterrottamente, che dopo un po’ ti rompe pure e a farlo smettere neanche le frustate nelle gambe! Arriviamo al punto dove dall’argine ci si può buttare con la bicicletta, spiccare un grande salto e atterrare tra le spighe di grano. Io non mi butto di certo, che non ho ancora digerito bene, ripasso la bicicletta ad Alvaro che senza pensarci si getta nella discesa ripidissima, che forte! Eccolo arrivare a tutta velocità sul monte di terra, decolla, entra nella selva di spighe e scompare, frusciare, sfarfallio di soffioni e rumore di ferraglia, i razzi della ruota in aria come ventilatore, pedali, ganasce, catena, tutto al rallentatore, nell’erba alta passa una cicala, il cielo, il sole. Una, due, tre volte, si merita davvero tanti applausi Alvaro, glieli facciamo, poi basta, alla quarta Alvaro non si rialza, dopo poco Zufo lancia un urlo che manca poco mi sfonda il cervello, quel cretino, ma questa volta forse non ha tutti i torti, in un balzo è giù dall’argine, entra a capofitto nel bosco di spighe e riemerge col corpo di Alvaro tra le braccia, c’è uno sciame di vespe dietro di loro. Io non posso avvicinarmi più di tanto che sono allergico alle vespe. E forse anche Alvaro è allergico, perché fatica a respirare, ha l’affanno, non risponde alla mia domanda: <<tutto bene?>> Ora debbo prendere una decisione, parto a tutta birra verso il paese, forse troppo forte perché a metà strada devo fare una piccola pausa. Mi fermo al barrino a comperare un chinotto, e anche se al barrino Alvaro lo conoscono di sicuro, di certo non lo conoscono bene come noi del cortile, dopo altri dieci minuti arrivo alla casa dei nonni di Alvaro che è pure la casa di Alvaro, sudo come un cinghiale, anch’io ho l’affanno, mi fanno entrare, chiedo ancora qualcosa da bere, chessoio, un’aranciata. Spiego della mitica escursione al fiume, dell’argine, della bicicletta, dei salti lunghissimi del grandissimo Alvaro, che forte! Spiego dell’ultimo salto, di quel cretino di Zufo che attira le vespe su Alvaro. Non ho ancora finito di spiegare che il nonno esce di corsa. È incredibile come possa correre così forte uno che porta il bastone. Il nonno di corsa e la nonna dietro. Così resto lì da solo, finisco l’aranciata poi salgo in camera di Alvaro, sulla scrivania c’è il quadernone fosforescente. Ora ce l’ho qui davanti proprio mentre scrivo il mio diario. Possibile che Alvaro si sia scordato di aggiornare la classifica? Al 25 AGOSTO sta scritto che sono ULTIMO assoluto con la qualifica di “Deficiente” e meno cento punti, ma quello è quando Alvaro s’è tanto arrabbiato dell’arbitraggio di parte. Comunque bisogna correggere. Ora sono secondo subito dopo Alvaro, così dice lui. E Zufo terzo. Gli altri a seguire. Per fortuna ci sono io ad aggiornare, che ultimamente Alvaro non sta tanto bene. Solo che non so proprio cosa fare coi punteggi, ci vorrebbe una regola precisa: chessoio, sputo che fa centro un punto, pugno nello stomaco due punti, più in basso tre, sfondare un bidone a calci cinque punti, calzini sotto i sandali meno cinque punti (due punti e mezzo per piede), etc.

31 AGOSTO. In cortile si dice che Alvaro non torna più, che l’hanno trovato al molo abbracciato con Zufo. Possibile? Che significa tutto questo? Allora il libro arancione fosforescente della classifica lo posso tenere io? Penso di si. Penso anche che se sgami due abbracciati come BAMBINE si meritano la retrocessione nella serie B delle BAMBINE. È una decisione difficile ma qualcuno la deve pur prendere, credo. E questo qualcuno sono proprio io. Del resto è successo anche alla grandissima Juventus di finire in SERIE B e poi è stata ripescata con trenta punti di penalizzazione. Il grandissimo Alvaro non si deve preoccupare. Se me lo chiede per favore magari lo ripesco, gli do meno trenta punti, come alla Juventus, si dovrà impegnare, sono sicuro che ce la farà, è sempre lui il più grande anche se a questo punto al primo posto della classifica ci sono io.

 

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