L’AMOUR FOU

Posted: April 8, 2012 in Poesia
 
Le case che abito, le cose che scrivo, il mio sogno è che tutto ciò si presenti da lontano così come si presentano da vicino questi cubi di salgemma
[André Breton L’amour fou, 1937]

“Ti sei sostituita alle forme che mi erano più familiari, così come a parecchi aspetti del mio presentimento… tutto ciò che so è che questa sostituzione di persona si ferma a te, perché niente ti è sostituibile e, davanti a te, doveva per me finire da tempo immemorabile questa successione di enigmi terribili o affascinanti. Tu non sei un enigma per me. Dico che tu mi allontani per sempre dall’enigma, poiché tu esisti, come tu sola sai esistere…”
“Questa parola amore, a cui gli spiriti di cattivo gusto si sono ingegnati a far subire tutte le generalizzazioni e tutte le corruzioni possibili (amore filiale, amore divino, amore della patria ecc.), viene da noi qui ricondotta, è inutile dirlo, al suo senso stretto, e minaccioso, di attaccamento totale a un essere umano, fondato sull’imperioso riconoscimento della verità in un’anima e in un corpo’ che sono l’anima e il corpo di quest’essere”
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Nadja è una donna realmente esistita, realmente conosciuta da Breton e, come il personaggio del libro, finita in una clinica psichiatrica. Nadja è l’autorappresentazione femminile di Breton. Nadja è l’incarnazione del surrealismo. Nadja è tutto questo e molto altro ancora: è l’inizio della parola speranza in russo, è un sogno d’amore e di libertà.
Soprattutto Nadja è il capolavoro di Breton. La casualità degli avvenimenti, santificata dalle precedenti pratiche di scrittura automatica, è qui esplorata in modi più sottili, ambigui e profondi, in un percorso che si insinua tra le pieghe della psiche e della realtà visibile, cercandovi connessioni sotterranee.
Nadja è l’opera di Breton in cui maggiormente la forza della scrittura (e delle immagini) diventa un meccanismo efficace, evocativo, coinvolgente, e supera di gran lunga gli intenti teorici.

In Nadja Breton non ha inventato niente di niente. Il nome della protagonista, le sue lettere e i suoi disegni, la sequenza dei fatti, i luoghi, le letture, le conversazioni, le frasi che non andranno via dalla memoria, le comparsate degli amici e i loro libri e quadri, i film e gli spettacoli in cartellone a Parigi, le insegne degli alberghi, le installazioni della pubblicità: tutto è preso dal vero, dalla cosiddetta e detestata realtà – e tutto è sconvolto, da cima a fondo, per l’intervento di una figura di donna che è la negazione stessa del principio di realtà. Una volta Breton aveva parlato di personaggi-tentazione; e ora ne incontra un esemplare tangibile e inafferrabile, che si può unicamente seguire passo passo e descrivere momento dopo momento, e che mette in scacco la logica come l’invenzione. Nadja è una persona vera e insieme il presentimento di un mondo che si spinge oltre.

Dalla prefazione di Domenico Scarpa, A.Breton, Nadja, Einaudi
Pubblicato da 15:30 



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