MF e l’impossibilità del non significato

Posted: February 5, 2012 in Prosa/Critica, Recensioni

MF di Anthony Burgess (conosciuto dal pubblico italiano soprattutto per il suo A Clockwork Orange (Arancia Meccanica), dal quale Stanley Kubrick trasse l’altrettanto celeberrimo film) pubblicato in Italia da Einaudi nel 1977 con traduzione di Floriana Bossi, costituisce, a mio avviso, una specie di “summa” di tutti i suoi credo, sviluppati ed esaltati da una vivace sperimentazione linguistica che raggiunge qui vertici notevoli. Il flash-back con cui si apre il romanzo preannuncia eventi che condurranno alla trasformazione del protagonista, in cui il passaggio dalla gioventù alla maturità e’ definito come un passaggio dall’illusione di libertà all’illusione di stabilità – illusione perché, riflettendoci bene, né la libertà né la stabilità, sono sufficienti come vera e propria meta per l’uomo. Perché non vi e’ libertà dalla struttura del pensiero, cosi pure appare vano il desiderio di poter raggiungere una cera stabilita’. La risposta, secondo Burgess, che qui calca il pensiero di Claude Levi-Srauss, si trova nell’Arte, arte intesa come insieme di discipline miranti ad elevare lo spirito.
Da un punto di vista linguistico MF costituisce una vera e propria sperimentazione. E’ un romanzo erudito e sofisticato che potrebbe addirittura beneficiare di un glossario: ricco di allusioni storiche e letterarie, metonimie, simboli, metafore, parole coniate da lingue straniere. ‘More and more”, scrive Burgess, “we are being taught, especially by the French structuralists, that the form of language and the form of human society are equal derivation from inborn patterns of the mind.” (The Novel in 2000 A.D. Il recit, le strutture componenti e la vitalita’ linguistica di MF devono il loro inizio ad una sezione della Conferenza introduttiva di Levi-Strauss tenuta alla Sorbona il 5 gennaio 1960, e tradotta in inglese con il titolo The Scope of Anthropology.)
Mi preme soffermarmi sul titolo, due semplici lettere dell’alfabeto ma nelle quali si cela una molteplicità di significati che ci permette di comprendere la ricchezza strutturale del romanzo. Burgess, quale abile manipolatore dell’alfabeto fonetico, riduce la forma e il contenuto di un intero libro a due soli simboli: M e F.
Innanzi tutto, per chi già conosce il romanzo, e’ facilmente intuibile che M/F coincide con le iniziali del nome del protagonista-narratore – Miles Faber – . Considerando il grande amore di Burgess per le lingue, e’ altrettanto facile intuire che miles in Latino è soldato e faber artigiano; la trama del romanzo costituisce infatti la dolorosa scoperta del destino del protagonista che e’ implicito nel suo nome in quanto egli e’ “a solder in the service of art” (“Miles in the service of the Fabers”, dice esattamente il testo), al servizio della cultura.
D’altro canto pero’ , “Miles Faber” è un’antitesi, una dicotomia di forze diverse: miles è collegato all’idea di guerra, distruzione, morte; ma faber significa arte, creazione, immortalità. Così il protagonista di Burgess è una specie di Everyman nel cui nome sono incarnate le potenzialità negative e positive innate in ciascun essere umano. Con ciò si riallaccia alla visione burgessiana, tipicamente manichea, delle antitesi Bene/Male, Luce/Oscurità, Dio/Satana.
M/F sta anche per male/female, una valida classificazione che definisce il genere umano. Male/female rappresenta la sintesi, il principio di unirsi, in cui l’essere primordiale si manifesta in forma androgina prima della polarizzazione o separazione delle due metà, maschio e femmina, cielo e Terra, yang e yin. Secondo la religione cristiana, prima del Peccato Originale non c’era differenza tra uomo e donna: l’Adamo primordiale diventa Adamo ed Eva che sono dimostrazione del fine della vita umana ad unirsi e diventare uno. Quindi l’ideale è la sintesi, l’unione che costituisce anche il pensiero essenziale di Levi-Strauss. Altra valenza connessa con il titolo e’ l’idioma volgare usato nel Nord America “mother-fucker”, che si ricollega al dramma mitico dell’incesto. Burgess, seguendo Levi-Strauss, ritiene che la proibizione dell’incesto tiene insieme la società, rendendo possibile la cultura, quindi l’incesto non e’ altro che sinonimo di disordine e morte. In questo senso “mother-fucker” racchiude in se’ tutte le malattie che attualmente affliggono la cultura occidentale. M/F potrebbe stare anche per Modern Fiction, riferito alla tecnica letteraria dell’uso del metodo mitico che segna la rottura del romanzo del ‘900 dal romanzo tradizionale dell’ ‘800. Ma le valenze di significati non si concludono nel titolo, continuano nell’Epigrafe per poi esplodere nel corpo del romanzo,considerato dalla critica un romanzo difficile e cerebrale( lo stesso Miles è consapevole dell’ artificiosità della storia che racconta). Ma proprio in questo sta la grandezza di questo romanzo, con il quale quale Burgess esorta il lettore   verso l’impossibilita’ del non-significato – poiché non c’è libertà dalla struttura del pensiero umano – qualsiasi sia l’interpretazione che ogni illustre esegeta o qualsiasi comune lettore possa aver dato al suo romanzo. Ed in fondo un romanzo è, in particolare questo romanzo, un insieme di parole, di segni simbolici che il lettore deve cercare di decifrare, indovinare, per captarne il significato nascosto, il messaggio che l’autore vuole inviarci. E qui Burgess ci trasmette il suo amore per l’Arte, la Musica, la Parola, la Vita.
E’ uno di quei romanzi che viene pienamente apprezzato se letto ad alta voce, perché è ricco di musicalità, sonorità. E’ vero che è anche un romanzo profondamente astratto e sperimentale. Questa tendenza all’astrazione è, credo, un riflesso dell’amore profondo di Burgess per la musica. La musica è la forma piu’ pura dell’arte e Burgess spinge la sua arte ai limiti del linguaggio, verso quei confini in cui un discorso coerente si trasforma in sonorità. Come un grande compositore di musica, egli manipola l’alfabeto fonetico come fosse una scala musicale.
Come il suo grande maestro Joyce, “a major prophet”, con il quale si riscontrano anche notevoli affinità biografiche, Burgess amava il mito, il rituale, tutto ciò che desse forma, ordine e sonorità ad un mondo corrotto e pieno di orecchie stonate. Per questo MF è anche un romanzo pieno di persone “cieche”, non semplicemente perché si tratta di una parodia edipica, ma perché è l’udito, e non la vista, che è fondamentale per il romanzo, fondamentale per Burgess.  [PB]

Recensione tratta dalla mia Tesi di Laurea Anthony Burgess e MF – Un esempio di sperimentazione linguistica in un contesto mitico letterario, Università degli Studi di Pisa

Work for the night is coming,
the night in which God and Little Wilson, now Burgess,
would confront each other, if either existed. 
 I sighed and put paper in the typewriter.
 “I’d better start”, I said.  And I did.
Anthony Burgess, Little Wilson and Big God

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s